
La Grecia approva una nuova imposta sui profitti derivanti dalla vendita di Bitcoin e altri cripto-asset. Prevista un’aliquota del 10% sulle plusvalenze, con un’esenzione per i guadagni annuali fino a 500 euro. Le nuove disposizioni entreranno in vigore dal 1° gennaio 2027.
Il mercato di Bitcoin si prepara a fare i conti con un nuovo scenario fiscale in Europa. La Grecia ha approvato una normativa che introduce una tassazione del 10% sui guadagni realizzati dalla vendita di criptovalute, compreso Bitcoin (BTC). La misura, approvata dal Parlamento ellenico il 5 novembre 2026, entrerà ufficialmente in vigore dal 1° gennaio 2027 e coinvolgerà gli investitori che realizzano plusvalenze attraverso la compravendita di asset digitali.
La nuova disposizione rappresenta un cambiamento significativo per chi utilizza Bitcoin come investimento finanziario e realizza profitti attraverso la vendita delle proprie partecipazioni. Tuttavia, il governo greco ha previsto una soglia di esenzione per gli investitori con guadagni netti annuali non superiori a 500 euro.
Questo provvedimento assume un’importanza che va oltre i confini della Grecia, perché riporta al centro dell’attenzione il tema della fiscalità di Bitcoin ed il quadro normativo a livello europeo. La decisione di Atene rappresenta quindi un ulteriore tassello per comprendere come l’Europa stia affrontando la tassazione su Bitcoin e quali differenze esistano tra i diversi Paesi, in un settore in cui uniformità normativa assume un ruolo sempre più centrale.
Bitcoin sotto la lente del fisco greco: come funzionerà la nuova tassa
Il provvedimento approvato dal Parlamento greco stabilisce un’imposta del 10% sui profitti derivanti dalla vendita di cripto-attività. Bitcoin rientra nel perimetro della normativa, insieme agli altri asset digitali interessati dalla disposizione.
In concreto, gli investitori che acquistano BTC e successivamente lo rivendono a un prezzo superiore potranno essere soggetti alla nuova tassazione sulla plusvalenza realizzata.
La normativa prevede però un’esenzione per chi registra guadagni netti annuali fino a 500 euro. Questa soglia permette di escludere dall’imposizione gli investitori con profitti contenuti, mentre chi supera il limite dovrà considerare il nuovo prelievo fiscale secondo le modalità stabilite dalla legge.
L’obiettivo è introdurre un quadro fiscale più definito per gli investimenti in Bitcoin e negli altri strumenti digitali, aumentando allo stesso tempo la trasparenza sulle operazioni effettuate dai contribuenti.
Non solo compravendita di Bitcoin: tassazione del 15% su staking e rendimenti
La nuova normativa greca non si limita alle plusvalenze generate dalla vendita di criptovalute. Il provvedimento introduce anche un’imposta del 15% sui redditi derivanti da attività come staking, prestiti in crypto e fornitura di liquidità ai protocolli della finanza decentralizzata (DeFi).
Per quanto riguarda Bitcoin, occorre distinguere le operazioni di acquisto e vendita dalle attività che generano rendimenti attraverso altri protocolli e strumenti finanziari digitali.
La legge stabilisce inoltre che l’utilizzo delle criptovalute per acquistare beni o servizi possa determinare un evento fiscalmente rilevante, con l’eventuale applicazione dell’imposta sulle plusvalenze.
Diversamente, lo scambio tra un cripto-asset e un altro non dovrebbe generare, secondo quanto riportato dalla stampa finanziaria greca, una plusvalenza immediatamente imponibile.
Bitcoin e dichiarazione dei redditi: previste 12 mesi per regolarizzare il passato
Un altro aspetto rilevante della riforma riguarda la possibilità di regolarizzare eventuali guadagni derivanti da investimenti in criptovalute non dichiarati in precedenza.
La normativa concede ai contribuenti una finestra temporale di 12 mesi per comunicare volontariamente i profitti precedentemente non dichiarati.
Una volta presentata la dichiarazione, gli investitori avranno 60 giorni di tempo per versare le imposte dovute, evitando così l’applicazione delle sanzioni e degli interessi previsti nei casi di irregolarità.
La disposizione potrebbe interessare anche i possessori di Bitcoin che negli anni precedenti hanno realizzato profitti attraverso la vendita dei propri BTC senza averli correttamente dichiarati.
Grecia, la tassazione di Bitcoin partirà dal 1° gennaio 2027
La nuova imposta è stata proposta per la prima volta dal Ministero dell’Economia nazionale e delle Finanze greco nell’ottobre 2026, prima di ottenere l’approvazione parlamentare nell’ambito di un più ampio intervento legislativo sui mercati finanziari, sulla supervisione dei prestiti e sulla tutela dei debitori.
Con l’entrata in vigore prevista per il 2027, la Grecia si prepara quindi a introdurre un sistema fiscale specifico per i guadagni derivanti dagli investimenti in asset digitali.
Per gli investitori in Bitcoin sarà importante comprendere come documentare il prezzo di acquisto, le successive vendite e le eventuali plusvalenze, così da poter determinare correttamente gli importi da dichiarare.
La decisione greca conferma inoltre la crescente attenzione delle istituzioni europee verso il settore degli asset digitali, in particolare nei confronti di Bitcoin, che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più rilevante nei portafogli dei risparmiatori.

