
Brescia, 2026 – Durante il Bitcare Forum, il professor Antonio J. Di Scala del Politecnico di Torino ha raccontato la sua esperienza personale e accademica con Bitcoin, trasformando il suo intervento in un racconto appassionato che unisce storia personale, critica al sistema universitario e visione sul futuro.
Il professore ha iniziato ringraziando gli organizzatori Rikki e Guybrush, da cui dice di aver imparato moltissimo. Ha poi messo al centro del discorso il vero motore del cambiamento al Politecnico, Bitpolito, il gruppo studentesco fondato da Salvatore, Gabriele e Giorgio:
“Loro sono la locomotiva. Non solo hanno portato Bitcoin dentro l’università, ma stanno lavorando concretamente all’idea della Bitcoin City a Torino”, ha dichiarato Di Scala, ricordando anche la partecipazione all’evento Plan B di Lugano di tre anni fa e la visita al Parlamento italiano insieme all’Onorevole Coppo.
L’università che non fa domande
Uno dei passaggi più potenti del suo intervento è stata la critica al modello universitario tradizionale. Citando un famoso racconto di Eduardo Galeano sulla sentinella che per trent’anni sorveglia una panchina solo perché “si è sempre fatto così”, Di Scala ha sottolineato come nelle università si insegnino tecniche e strumenti senza mai mettere in discussione i valori di fondo e le alternative possibili.
“Nel 2017 non solo non si parlava di Bitcoin, ma non si insegnava nemmeno crittografia”
Da qui nasce la sua svolta personale: nel gennaio 2018 inizia a studiare contemporaneamente crittografia e Bitcoin. Inizialmente attratto dalla genialità matematica del white paper di Satoshi, ha poi compreso il vero cuore del protocollo: “Effettuare transazioni direttamente, senza la necessità di una terza parte fidata”.
Un concetto che per lui ha assunto un significato profondo e personale dopo aver vissuto il Corralito in Argentina: “Il denaro non è tuo se qualcun altro può impedirti di usarlo”.
Bitcoin come diritto umano
Per Di Scala, Bitcoin non è soltanto una tecnologia, ma uno strumento di libertà concreta e di tutela dei diritti umani. Da questa convinzione sono nate due direttrici di lavoro: da un lato divulgazione, diritti umani e libertà; dall’altro la creazione del gruppo di ricerca CrypTO (Crittografia Torino).
Il gruppo si occupa oggi di didattica, ricerca, divulgazione e trasferimento tecnologico. Tra le iniziative principali:
– Il Master su Bitcoin ed Ethereum Network realizzato in collaborazione con PlanB (già alla seconda edizione);
– L’Osservatorio Bitcoin in fase di lancio;
– La CrypTO Conference (per avvicinare le aziende) e i CrypTOgraphy Days (più tecnici).
La passione per la ricerca e la didattica
Il professore ha concluso il suo intervento parlando di un progetto europeo sulla crittografia post-quantum, in cui il suo ruolo è stato quello di tradurre complesse innovazioni matematiche per i team di sviluppatori, permettendo l’implementazione pratica di algoritmi avanzati (tra cui credenziali anonime):
“Quello che mi piace di più del mio lavoro è prendere calcoli complessi, capirli e renderli accessibili ai ragazzi, per accompagnarli verso la laurea, il dottorato o la ricerca”.
L’intervento del professor Di Scala è stato un bel mix di esperienza personale, visione accademica e passione civile. Dimostra che Bitcoin sta entrando sempre più nelle università non come moda speculativa, ma come oggetto di studio serio che interroga i fondamenti stessi del denaro, della fiducia e della libertà.