
Il settore del mining Bitcoin sta attraversando una nuova fase di riequilibrio. La difficulty della rete BTC ha infatti registrato un calo del 10,09%, uno dei ribassi più significativi degli ultimi anni, alleggerendo la pressione economica sui miner e riportando l’hashprice sopra la soglia psicologica dei 30 dollari.
Secondo i dati diffusi da Galaxy Digital attraverso la divisione Galaxy Research, l’aggiustamento è avvenuto al blocco 953.568, portando la difficulty da 138,96 trilioni a 124,93 trilioni. Si tratta dell’undicesimo maggiore aggiustamento negativo nella storia di Bitcoin e del secondo calo più ampio registrato nel 2026.
Perché la difficulty di Bitcoin è scesa
Alla base della correzione ci sarebbe una combinazione di fattori: il rallentamento dell’hashrate globale e il recente indebolimento del prezzo di Bitcoin. Dall’inizio di giugno, BTC avrebbe perso circa il 15%, comprimendo i margini operativi delle società di mining e spingendo parte delle macchine meno efficienti offline.
L’ultima epoca di mining — il periodo che separa due aggiustamenti della difficulty — si è protratta per circa 15,6 giorni invece dei classici 14, segnale evidente di una riduzione della potenza computazionale attiva sulla rete.
La difficulty è il meccanismo che permette a Bitcoin di mantenere stabile il tempo medio di produzione dei blocchi. Quando diminuisce l’hashrate disponibile, il protocollo riduce automaticamente la complessità del mining, rendendo più semplice trovare nuovi blocchi e ristabilendo l’equilibrio della rete.
Hashrate in discesa: meno concorrenza per i miner
Anche l’hashrate globale ha registrato un forte ridimensionamento. Attualmente la rete Bitcoin opera intorno agli 886 exahash al secondo (EH/s), con una flessione di circa il 12% rispetto all’inizio del mese e di oltre il 20% rispetto ai massimi raggiunti nell’autunno scorso.
Per i miner rimasti attivi, però, il quadro potrebbe diventare più favorevole. La diminuzione della competizione consente infatti di aumentare i ricavi per singola macchina. Alcuni analisti del settore stimano un miglioramento della redditività vicino al 9% per gli operatori ancora online.
Il fenomeno ricorda quanto accaduto nel febbraio 2026, quando la difficulty subì un ribasso superiore all’11% in seguito a condizioni climatiche estreme e al contemporaneo crollo del prezzo di Bitcoin. Il record storico resta comunque quello del luglio 2021, dopo il ban cinese sul mining che costrinse numerose farm a spegnere le proprie infrastrutture.
Hashprice sopra i 30$: torna ossigeno per il settore
Uno degli indicatori più osservati dai professionisti del mining è l’hashprice, cioè il valore stimato che un miner può ottenere giornalmente per ogni unità di hashrate impiegata.
Dopo il recente aggiustamento della difficulty, l’hashprice è tornato sopra i 30 dollari, raggiungendo circa 33 dollari per petahash al secondo al giorno. Un livello considerato cruciale perché consente a molte operazioni di mining di avvicinarsi nuovamente al punto di equilibrio economico.
Le società dotate di hardware più efficiente e accesso a energia a basso costo continueranno probabilmente a mantenere margini positivi, mentre le macchine di vecchia generazione potrebbero progressivamente uscire dal mercato a causa dei costi operativi troppo elevati.
Prossimo aggiustamento previsto a fine giugno
Il prossimo aggiornamento automatico della difficulty di Bitcoin è atteso intorno al 27 giugno. Le prime stime indicano un possibile lieve rimbalzo positivo, con un aumento vicino all’1,7%.
La situazione conferma ancora una volta la capacità del protocollo Bitcoin di autoregolarsi in base alle condizioni della rete, adattando la competizione tra i miner ai cambiamenti dell’hashrate globale e alle dinamiche del mercato.