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Bitcoin, nuova svolta nella causa da 3,8 milioni di BTC: miliardi movimentati dai wallet considerati “abbandonati”

Si complica ulteriormente la maxi causa legale avviata presso la Corte Suprema di New York che riguarda oltre 39.000 wallet Bitcoin dormienti e un patrimonio stimato in circa 3,8 milioni di BTC, pari a centinaia di miliardi di dollari ai prezzi attuali.

Nelle ultime ore il caso ha registrato nuovi sviluppi dopo che l’avvocato Ian R. Cohen si è opposto alla richiesta dei ricorrenti di riattivare il procedimento giudiziario sospeso dal tribunale. Parallelamente, nuove analisi on-chain hanno evidenziato movimenti di Bitcoin provenienti proprio da alcuni degli indirizzi coinvolti nella causa, mettendo in discussione la teoria secondo cui quei wallet sarebbero stati definitivamente abbandonati.

La causa sui wallet Bitcoin dormienti

Il procedimento, identificato come ABC Company, XYZ Company e Noah Doe v. John Does 1-39,069, punta a ottenere il controllo legale di migliaia di indirizzi Bitcoin inattivi da anni.

Secondo i ricorrenti, i wallet coinvolti sarebbero assimilabili a proprietà abbandonate in base alla normativa dello Stato di New York. La richiesta si fonda sull’ipotesi che i proprietari abbiano perso definitivamente l’accesso alle chiavi private e che quindi i fondi possano essere reclamati attraverso il quadro giuridico relativo ai beni smarriti.

La vicenda ha immediatamente attirato l’attenzione del settore Bitcoin, di esperti legali e analisti blockchain per le potenziali implicazioni sul concetto stesso di self-custody e proprietà degli asset digitali.

La battaglia legale entra in una nuova fase

Il 18 giugno l’avvocato David D. Lin, che rappresenta i ricorrenti, ha chiesto al tribunale di rimuovere o modificare la sospensione temporanea del procedimento imposta il 4 giugno dal giudice Kathy J. King.

Secondo Lin, la causa dovrebbe proseguire senza ulteriori ritardi, sostenendo che nessuno dei presunti proprietari dei wallet si sia presentato in aula o abbia nominato una difesa legale.

Di posizione opposta Ian R. Cohen, che il giorno successivo ha depositato un documento di undici pagine chiedendo al giudice di mantenere la sospensione.

Secondo Cohen, eliminare lo stop procedurale potrebbe aprire la strada a una sentenza automatica di default contro migliaia di possessori di wallet che, nella pratica, potrebbero non essere nemmeno a conoscenza dell’esistenza della causa.

I movimenti on-chain mettono in dubbio la teoria dell’abbandono

Uno degli elementi più discussi emersi nelle ultime ore riguarda proprio l’attività registrata sulla blockchain Bitcoin.

Cohen ha evidenziato come diversi indirizzi inclusi nella causa abbiano effettuato transazioni recenti, circostanza che contrasterebbe con l’idea che le chiavi private siano andate perse.

A rafforzare questa posizione sono arrivati anche i dati pubblicati da Galaxy Research. Alex Thorn, responsabile della ricerca della società, ha dichiarato che decine di wallet citati nel procedimento hanno movimentato Bitcoin dopo l’avvio della causa.

Tra i casi più osservati figura anche un wallet risalente al 2012 che il 19 giugno avrebbe trasferito circa 199 BTC.

Questi movimenti potrebbero rappresentare un elemento chiave per il tribunale, perché dimostrerebbero che almeno parte dei wallet considerati “abbandonati” risultano ancora controllati dai rispettivi proprietari.

Dubbi sulle notifiche tramite blockchain

Un altro punto centrale della controversia riguarda il metodo utilizzato per notificare la causa ai possessori dei wallet.

I ricorrenti hanno infatti sfruttato messaggi OP_RETURN inseriti direttamente nella blockchain Bitcoin, oltre a comunicazioni pubbliche online.

Secondo Cohen, questo sistema potrebbe non soddisfare i requisiti minimi di notifica previsti dalla legge statunitense. Molti wallet, infatti, non mostrano chiaramente i messaggi OP_RETURN e le micro-transazioni utilizzate per inviare le comunicazioni potrebbero essere interpretate come semplice spam o tentativi di “address poisoning”.

Per questo motivo l’avvocato ha definito il sistema una sorta di “messaggio lanciato nel vuoto”.

Perché il caso potrebbe diventare storico per Bitcoin

La prossima udienza è prevista per il 14 luglio 2026 e potrebbe diventare decisiva per chiarire diversi aspetti fondamentali, ossia se i Bitcoin inattivi possano essere considerati beni abbandonati, se un tribunale statunitense possa rivendicare giurisdizione su wallet distribuiti globalmente e se una notifica effettuata tramite blockchain sia compatibile con il diritto costituzionale americano.

Il procedimento viene seguito con grande attenzione dall’intero ecosistema Bitcoin perché potrebbe creare un precedente legale importante sul rapporto tra diritto tradizionale, proprietà digitale e custodia autonoma degli asset decentralizzati.

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