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El Salvador non compra più Bitcoin con fondi pubblici: la conferma del FMI

El Salvador non avrebbe utilizzato denaro pubblico per acquistare nuovi Bitcoin dopo l’ultima revisione del programma di finanziamento del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Secondo quanto riportato dal Fondo, gli incrementi delle riserve di Bitcoin registrati nel periodo successivo sarebbero invece riconducibili a donazioni private.

La precisazione arriva mentre il Paese centroamericano continua a rappresentare uno dei casi più discussi a livello internazionale per quanto riguarda l’adozione istituzionale di Bitcoin.

Bitcoin in El Salvador: nessun nuovo acquisto con risorse pubbliche

Nel rapporto pubblicato il 3 settembre, il FMI ha spiegato che le autorità salvadoregne hanno fornito documentazione relativa all’origine dei nuovi Bitcoin entrati nelle disponibilità del Paese.

Dai documenti esaminati emergerebbe che l’accumulo successivo alla precedente revisione è stato finanziato attraverso donazioni private, senza ricorrere a risorse pubbliche.

Il Fondo ha inoltre indicato che, sulla base degli accordi raggiunti con le autorità di El Salvador, non sono previsti ulteriori acquisti di Bitcoin oltre a quelli derivanti dalle donazioni già documentate.

La questione è particolarmente rilevante perché il governo del presidente Nayib Bukele ha costruito negli ultimi anni una parte della propria strategia economica e tecnologica proprio attorno alla criptovaluta.

La svolta del 2021: Bitcoin diventa valuta legale

El Salvador ha attirato l’attenzione mondiale nel settembre 2021, quando è diventato il primo Paese al mondo a riconoscere Bitcoin come valuta a corso legale.

L’iniziativa, fortemente voluta dal presidente Nayib Bukele, prevedeva anche il lancio di Chivo, un portafoglio digitale sostenuto dallo Stato e destinato a favorire l’utilizzo di Bitcoin tra cittadini e imprese.

Negli anni successivi Bukele ha più volte rivendicato la strategia di accumulo di Bitcoin da parte del governo. Nel 2022 aveva inoltre annunciato l’intenzione di acquistare un Bitcoin al giorno.

Rimanevano tuttavia dubbi sulla provenienza delle risorse utilizzate per tali operazioni e sulla reale entità degli acquisti effettuati direttamente dallo Stato.

Il nuovo accordo con il FMI cambia la strategia

La posizione di El Salvador sul Bitcoin si inserisce nel più ampio accordo finanziario raggiunto con il FMI. Alla fine di dicembre, il Paese ha ottenuto un programma di finanziamento da circa 1,4 miliardi di dollari, accompagnato però da richieste volte a ridimensionare alcuni aspetti della politica governativa sulle criptovalute.

Nel quadro dell’ultima revisione, il FMI ha sottolineato anche la necessità di modernizzare il sistema normativo e di supervisione relativo agli asset digitali.

Particolare attenzione è stata riservata inoltre alla gestione dei rischi e alla governance delle criptovalute detenute dal settore pubblico.

Il nuovo orientamento sembra quindi puntare a una maggiore separazione tra le attività pubbliche e l’accumulo diretto di Bitcoin.

Chivo passa progressivamente sotto controllo privato

Un altro elemento evidenziato dal FMI riguarda il portafoglio Chivo.

La partecipazione pubblica al progetto sarebbe stata in gran parte ridimensionata, con la maggioranza della proprietà e il controllo operativo trasferiti a un operatore privato.

Chivo era stato introdotto nel 2021 come uno degli strumenti principali attraverso cui il governo intendeva rendere Bitcoin accessibile alla popolazione e incentivarne l’utilizzo nelle transazioni quotidiane.

La progressiva privatizzazione del progetto rappresenta dunque un ulteriore segnale del ridimensionamento del ruolo diretto dello Stato nell’ecosistema Bitcoin salvadoregno.

Bitcoin usato meno del previsto dai cittadini

Nonostante l’ambizioso progetto lanciato nel 2021, l’utilizzo di Bitcoin per gli acquisti quotidiani non ha raggiunto i livelli inizialmente auspicati dal governo.

Lo stesso Bukele aveva riconosciuto nel 2024 che i cittadini salvadoregni utilizzavano la criptovaluta meno di quanto previsto per pagare beni e servizi.

Il presidente ha però continuato a difendere la strategia di accumulo di Bitcoin adottata dal Paese.

La recente posizione del FMI suggerisce ora un cambio di fase: El Salvador mantiene le proprie riserve di Bitcoin, ma l’accumulo con risorse pubbliche sembra essere stato sostanzialmente fermato.

Dalla lotta alla criminalità alla trasformazione tecnologica

La politica Bitcoin è soltanto una parte del progetto di trasformazione promosso da Bukele.

Il governo ha ottenuto risultati significativi nella riduzione degli omicidi dopo una vasta campagna contro le organizzazioni criminali, trasformando profondamente l’immagine internazionale del Paese.

Parallelamente, le autorità hanno cercato di presentare El Salvador come un futuro hub tecnologico e finanziario dell’America Centrale.

Anche alcune importanti società del settore crypto hanno scelto di trasferire parte delle proprie attività nella capitale San Salvador. Tra queste figura Tether, uno dei principali operatori dell’industria delle stablecoin.

Cosa cambia per la strategia Bitcoin di El Salvador

La dichiarazione del FMI non significa che El Salvador abbia abbandonato Bitcoin.

Il Paese continua infatti a detenere la criptovaluta e conserva il ruolo di pioniere nell’adozione istituzionale degli asset digitali. La novità riguarda soprattutto il modo in cui le nuove riserve possono essere accumulate e il coinvolgimento diretto delle finanze pubbliche.

Se le indicazioni del FMI saranno rispettate, la fase degli acquisti governativi finanziati direttamente dallo Stato potrebbe quindi essere considerata conclusa, lasciando spazio a un modello nel quale eventuali nuovi Bitcoin provengono da fonti private e donazioni documentate.

Per El Salvador si tratta di un passaggio importante: la scommessa su Bitcoin non viene cancellata, ma entra in una fase più regolamentata e compatibile con gli impegni assunti nei confronti del FMI.

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