
Paul Sztorc vuole lanciare un nuovo fork di Bitcoin chiamato eCash ad agosto 2026, ma il progetto sta già dividendo la community crypto. Al centro delle polemiche c’è la proposta di utilizzare sulla nuova chain i bitcoin attribuiti a Satoshi Nakamoto per attirare investitori prima del lancio.
Secondo il piano, l’hard fork di Bitcoin dovrebbe avvenire al block height 964.000, creando una blockchain separata che copierà l’intera cronologia di Bitcoin fino al momento della scissione. Da quel punto, eCash introdurrà le Drivechains, una tecnologia che permette di sviluppare funzionalità aggiuntive senza modificare direttamente la rete principale. I possessori di BTC riceveranno automaticamente un quantitativo equivalente di token eCash.
Sztorc lavora al concetto di Drivechains dal 2015, con una proposta formalizzata attraverso i BIP300 e BIP301. Si tratta di sidechain collegate a Bitcoin ma capaci di operare con regole indipendenti. Tra i progetti già in sviluppo figurano una chain per la privacy ispirata a Zcash, il mercato predittivo Truthcoin, l’exchange decentralizzato CoinShift e Photon, una chain che, secondo il suo creatore, sarebbe resistente ai computer quantistici. Previsto anche un coin-splitter tool per separare BTC e token eCash dopo il fork.
La parte più controversa riguarda però il finanziamento del progetto. Sztorc vorrebbe sfruttare sulla nuova chain i wallet attribuiti a Satoshi Nakamoto, che custodiscono circa 1,1 milioni di bitcoin mai movimentati. Questi saldi apparirebbero come token eCash equivalenti e una parte potrebbe essere assegnata agli investitori nella fase pre-lancio, anche se il meccanismo non è ancora stato spiegato nel dettaglio.
Un hard fork consente di creare una blockchain indipendente che eredita la cronologia del network originale per poi evolvere con regole proprie. Uno degli esempi più noti è Bitcoin Cash, nato nel 2017 dopo il dibattito sulla dimensione dei blocchi di Bitcoin.