Vai al contenuto

Una rassegna delle principali alternative libere e open source a WhatsApp, Discord e Telegram, tra promosse, bocciate e casi dubbi

Fonte: gianmarco.gg — video “Best FOSS Chat Apps in 2026 (and which ones you should AVOID)”, 25 luglio 2026.

Il contesto: perché cercare un’alternativa

Nel 2026 il panorama della messaggistica istantanea resta dominato da servizi come WhatsApp, Discord, Microsoft Teams e le chat integrate nei social network. Si tratta di piattaforme spesso criticate per la raccolta di dati a fini commerciali o su richiesta delle autorità, per l’applicazione discrezionale dei termini di servizio, per il “lock-in” degli utenti nel proprio ecosistema e, in alcuni casi, per una gestione poco rigorosa della sicurezza dei dati sensibili.

A questo si aggiunge una pressione normativa crescente: proposte di verifica dell’età (Regno Unito, Australia, Brasile, diversi stati USA) e tentativi ricorrenti di introdurre backdoor nella crittografia end-to-end, come le varie proposte europee di “Chat Control”.
Per chi cerca un’alternativa, l’opzione più coerente resta il software di messaggistica libero, open source e cifrato end-to-end, idealmente decentralizzato o federato. Due concetti chiave per orientarsi:

Decentralizzato: il servizio non è ospitato da un’unica entità con i propri server, ma è distribuito su nodi indipendenti sparsi in rete.
Federato: una forma specifica di decentralizzazione in cui ogni nodo (o “istanza”) ha amministratori e regole proprie, ma tutti i nodi comunicano tra loro secondo lo stesso protocollo — proprio come funziona l’email tra provider diversi.

Di seguito le app consigliate, divise per caso d’uso, seguite dalle alternative più note e dai motivi per cui, secondo l’autore della rassegna, sarebbe meglio evitarle.

📱 Comunicazione privata

DeltaChat — la scelta migliore

DeltaChat è indicato come il miglior strumento per la messaggistica privata (l’equivalente di WhatsApp o iMessage per chattare con amici e parenti).

Pro

– Interfaccia semplice, molto simile alla vecchia WhatsApp
– Supporto quasi completo alle funzioni standard: media, file, contatti, messaggi vocali, sticker, chiamate, reazioni, risposte, messaggi effimeri, canali in stile Telegram
– Funzione unica: le WebXDC apps, mini-applicazioni condivisibili con i propri contatti (da semplici sondaggi e inviti a calendario fino a giochi complessi)
– Nessun account tradizionale: profili locali separabili, utili per tenere distinti ambiti diversi (es. famiglia, amici online, profilo pubblico)
– Aggiunta contatti tramite QR code o link, senza username
– Accesso da un secondo dispositivo tramite scansione QR
– Crittografia end-to-end con leak di metadati pressoché nullo
– Possibilità di configurare più server di relay, anche autogestiti
– Si appoggia sull’infrastruttura email standard, garantendo compatibilità e robustezza

Contro

– Non ha ancora la perfect forward secrecy
– Tempi di consegna dei messaggi fino a 5 secondi nel peggiore dei casi, per via della base email
– Limiti dimensionali sugli allegati (video, file), parzialmente aggirabili con le WebXDC app
– Entrare in un canale richiede di ricevere tutti i messaggi precedenti uno alla volta
– Tempi di aggiornamento talvolta lenti, specialmente su alcune piattaforme

👥 Comunicazione di gruppo e team

Fluxer — la scelta migliore

Per la comunicazione di gruppo e i team, la rassegna indica Fluxer come top pick, pur essendo ancora in fase beta.

Pro

– Clone open source di Discord, nato dopo le polemiche sulla verifica dell’età di Discord
– Interfaccia quasi identica a Discord, con tutte le funzioni principali: community (server), canali testuali e vocali, GIF, emoji ed sticker personalizzati, reazioni, risposte, markdown, ruoli, inviti, condivisione schermo, bot e strumenti di moderazione
– A differenza di Discord, i client modificati e i CSS personalizzati sono ammessi ufficialmente
– Possibilità di self-hosting, con federazione in sviluppo
– Import dei template dei server Discord
– Modello di sostenibilità economico (una startup svedese) tramite un abbonamento premium (“Fluxer Plutonium”), i cui vantaggi sono comunque gratuiti per chi fa self-hosting
– Roadmap che include thread/forum indicizzabili dal web, chat segrete cifrate end-to-end in stile Telegram, monetizzazione per i creator

Contro

– Progetto ancora in beta, con funzionalità in lavorazione
– Client mobile (Android/iOS) ancora acerbo, con funzioni mancanti
– Assenti al momento: rich presence, stato di gioco, eventi della community

Menzioni d’onore per gruppi e team

Mumble — applicazione VoIP leggera, simile alla vecchia TeamSpeak 3.

Pro: audio posizionale, impostazioni audio granulari, push-to-talk, registratore integrato, ACL per i permessi, overlay per i giochi, autenticazione via certificato (comoda dopo il setup iniziale), server facile da autogestire e leggero
Contro: nessuna videochiamata, chat testuale essenziale, porta per Apple Silicon poco curata, client mobile non ufficiali (quello iOS non aggiornato dal 2017)

Jitsi Meet — equivalente open source di Zoom o Google Meet.

Pro: condivisione schermo, alza la mano, sfondi personalizzati, possibilità di usare istanze pubbliche diverse da quella ufficiale (che richiede login Google) o di fare self-hosting

IRC — il protocollo storico delle chat pubbliche, attivo dagli anni ’80.

Pro: ideale per messaggistica istantanea testuale e conversazioni aperte con sconosciuti
Contro: solo testo, registrazione del nickname macchinosa, nessuna crittografia end-to-end né cronologia dei messaggi

⚠️ Le alternative note, e perché la rassegna le sconsiglia

Matrix

Il protocollo più noto tra sviluppatori ed entusiasti open source, con federazione, crittografia end-to-end e sincronizzazione multi-server, viene giudicato molto severamente.

Contro (secondo la rassegna)

– Protocollo lento e inefficiente, soprattutto con il backend originale Synapse in Python
– Elevato problema di metadati: gli “eventi di stanza” restano su tutti i server coinvolti, spesso non cifrati e senza possibilità di cancellazione
– Gran parte degli utenti è concentrata sull’istanza ufficiale Matrix.org, che di fatto vanifica il concetto di federazione
– Le stanze si “rompono” spesso per bug di protocollo, richiedendo di ricrearle da zero
– Errori ricorrenti di decifratura dei messaggi (“Unable to Decrypt”), con vulnerabilità nella libreria crittografica che secondo l’autore non vengono affrontate a dovere
– Gli account non possono essere davvero eliminati, solo disattivati
– Database dei server che tende a crescere molto, sincronizzando dati anche da server con cui si è avuto contatto solo indirettamente
– Problema ricorrente di contenuti illegali (incluso materiale pedopornografico) diffusi nelle stanze pubbliche tramite bot, con strumenti di moderazione giudicati inadeguati
– Critiche al modello di business della società dietro Matrix, accusata di privilegiare la versione enterprise a pagamento rispetto alla comunità open source
– Client principale (Element) giudicato lento e poco intuitivo; tra le alternative migliori vengono citati SchildiChat e FluffyChat

Nota: alcune affermazioni della rassegna, come i presunti legami societari con servizi di intelligence, sono presentate dall’autore stesso come speculazioni non verificate.

XMPP

Protocollo storico (1999, standard IETF dal 2002), alla base di servizi come il vecchio Google Talk e parte dell’infrastruttura di WhatsApp.

Pro: generalmente più stabile e leggero di Matrix.

Contro

– Evoluzione del protocollo molto lenta: nuove funzioni proposte restano spesso bloccate in specifiche sperimentali
– Implementazioni disomogenee tra client, senza garanzia che tutte le funzioni siano supportate da entrambe le parti
– Nessuna crittografia end-to-end nativa: serve l’estensione OMEMO, con relativi problemi di metadati e possibili implementazioni datate o vulnerabili
– Setup dei server complesso, causa frequente di problemi con allegati, comunicazione tra server e messaggi non recapitati

TOTE (ex Revolt)

Altro clone di Discord, con impostazione grafica in stile material design.

Pro: server, gruppi, emoji personalizzate, allegati fino a 20 MB, ruoli, temi con CSS personalizzato, self-hosting.

Contro

– Nessuna videochiamata
– Federazione solo annunciata, mai sviluppata
– Nessuna app mobile ufficiale
– Dubbi (non verificati dall’autore) sulla condotta del team di sviluppo
– Caso di violazione della licenza AGPL da parte di un fork non ufficiale (la piattaforma “The Real World”)

SimpleX Chat

App decentralizzata focalizzata sulla protezione dei metadati.

Pro: profili completamente locali, instradamento dei messaggi con doppio livello di crittografia, aggiunta contatti via QR/link, identità anonime usa e getta per i gruppi pubblici, canali in stile Telegram in arrivo.

Contro

– Connessione ai server di relay talvolta instabile, con ritardi di secondi o minuti nel recapito
– Esperienza desktop limitata: al momento richiede sempre un telefono collegato, un solo dispositivo alla volta
– Notifiche non sempre affidabili
– Finanziamenti ricevuti da fondi di venture capital, elemento che l’autore segnala come motivo di cautela pur riconoscendo che il codice resta pubblico e verificabile

Signal

La app end-to-end cifrata più raccomandata nel mondo “mainstream”.

Pro: crittografia molto solida e sottoposta a numerosi audit di sicurezza, metadati ridotti al minimo, feature paragonabili a WhatsApp, sviluppata dagli stessi creatori originali di WhatsApp.

Contro

– Servizio centralizzato, richiede un numero di telefono
– Forte dipendenza dall’infrastruttura cloud statunitense (AWS, Azure)
– Collaborazione del 2021 con la società di criptovalute MobileCoin (poi collegata al crollo di FTX), che ha ritardato per mesi la pubblicazione del codice server
– Atteggiamento poco favorevole verso client di terze parti alternativi

Telegram

Contro (secondo la rassegna, che la definisce l’app più rischiosa dell’elenco)

– Solo i client sono open source: il codice server è proprietario
– Servizio centralizzato con numero di telefono obbligatorio
– I messaggi non sono cifrati end-to-end di default: solo le “chat segrete” lo sono, e non sono disponibili su desktop
– Telegram conserva le chiavi di decifratura sui propri server
– Un’inchiesta giornalistica ha ipotizzato legami tra l’infrastruttura di rete di Telegram e servizi russi, circostanza che l’autore riporta come non confermata con certezza
– Presenza diffusa, nei gruppi pubblici, di bot non ufficiali che raccolgono messaggi e dati dei profili
– Diversi client di terze parti coinvolti in casi di violazione di licenza o funzioni non dichiarate (raccolta di numeri di telefono, tracciamento utenti)

Altre menzioni minori

Threema — servizio centralizzato a pagamento; valido, ma poco attrattivo per un pubblico generalista abituato ad alternative gratuite.
Session — decentralizzato, ma senza forward secrecy e con una storia di difficoltà di finanziamento.
Jami — peer-to-peer con integrazioni SIP interessanti, ma inutilizzabile offline e con limiti sui messaggi vocali su Android.
Briar — anch’esso peer-to-peer, recentemente passato in modalità di sola manutenzione; condivide con Jami il rischio di incontrare nodi malevoli nella rete.
Zulip, Mattermost, Rocket.Chat — soluzioni professionali citate come possibili alternative a Fluxer per i team, ma non testate direttamente dall’autore.
Email con PGP — opzione minimalista per chi non si preoccupa dei metadati.
Nextcloud Talk — utile per chi ha già un’istanza Nextcloud, ma con funzionalità piuttosto essenziali.

Conclusioni
Secondo la rassegna, la maggior parte della comunità open source si è “accontentata” di Matrix perché le alternative sembravano peggiori, mentre il grande pubblico resta intrappolato nei servizi centralizzati mainstream. DeltaChat (per la messaggistica privata) e Fluxer (per gruppi e team) vengono indicate come le uniche vere alternative attualmente mature per uscire da questa situazione, affiancate dalle menzioni d’onore di Mumble, Jitsi Meet e IRC per usi specifici.

Nota editoriale: questo articolo riassume e riorganizza in forma giornalistica le opinioni espresse nel video-recensione pubblicato su gianmarco.gg il 25 luglio 2026. I giudizi su singoli progetti — in particolare le affermazioni più controverse su presunti legami societari o istituzionali — riflettono il punto di vista dell’autore originale e non sono stati verificati in modo indipendente.

Translate »