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Francia, allarme sicurezza Bitcoin: 90 attacchi contro i possessori in sette mesi

Rapimenti, sequestri, minacce ed estorsioni ai danni degli investitori crypto: la Francia registra un aumento preoccupante della violenza legata alle criptovalute. Secondo le autorità, tra gennaio e metà agosto 2026 sono stati rilevati 90 episodi, mentre le fughe di dati personali potrebbero facilitare l’individuazione delle vittime.

La Francia si conferma uno dei Paesi più esposti alla criminalità fisica ai danni dei possessori di Bitcoin e criptovalute. Nei primi sette mesi e mezzo del 2026, le autorità francesi hanno registrato 90 episodi riconducibili a rapimenti, sequestri di persona, estorsioni, minacce e rapine violente legate al mondo crypto.

La frequenza degli episodi evidenzia la portata del fenomeno: in media, si verifica un attacco ogni due giorni e mezzo. Non è tuttavia possibile stabilire con precisione quanto il problema sia peggiorato rispetto all’anno precedente, perché le autorità hanno iniziato a raccogliere queste specifiche statistiche soltanto dal gennaio 2026.

Attacchi fisici contro i possessori di Bitcoin: Francia al primo posto

I numeri diffusi dalle autorità francesi superano quelli riportati da alcuni osservatori indipendenti, sebbene le metodologie di raccolta dei dati siano differenti.

Chainalysis ha individuato 30 episodi di violenza legati alle criptovalute pubblicamente documentati in Francia fino alla metà del 2026, precisando che il totale reale potrebbe essere sensibilmente più elevato. La piattaforma di monitoraggio Gart.io, invece, ha censito 73 attacchi nel Paese dall’inizio dell’anno.

Secondo quest’ultima rilevazione, la Francia precede gli Stati Uniti, con 66 episodi, e il Regno Unito, con 27.

Questi episodi sono comunemente definiti wrench attacks, espressione utilizzata nel settore per descrivere le aggressioni con cui i criminali cercano di costringere una vittima a consegnare le proprie chiavi private, rivelare la frase di recupero del wallet o trasferire direttamente i fondi digitali.

Il fenomeno non riguarda più soltanto Parigi. Secondo le analisi di Chainalysis, gli attacchi si sono estesi anche a città come Marsiglia, Strasburgo, Grenoble, Tolosa e Nantes, segnalando una diffusione geografica sempre più ampia.

Perché la Francia è diventata un bersaglio per i criminali crypto?

Tra le possibili spiegazioni dell’aumento delle aggressioni emerge il rischio legato alla diffusione di dati personali e finanziari degli investitori.

Le informazioni sottratte o divulgate possono infatti consentire ai criminali di collegare l’identità di una persona al possesso di criptovalute e al suo indirizzo di residenza.

Il rischio va quindi oltre il furto di informazioni economiche. Quando un database espone dati identificativi, disponibilità finanziarie e dettagli relativi agli investimenti digitali, può diventare uno strumento utile per selezionare le vittime e pianificare aggressioni mirate.

Tra gli episodi considerati rilevanti figura una compromissione dei dati fiscali francesi risalente al 2024. Secondo la ricostruzione riportata da Chainalysis, un funzionario dell’area parigina avrebbe fatto trapelare informazioni personali e finanziarie, comprese quelle relative alle disponibilità in criptovalute di alcuni contribuenti.

Le rilevazioni della società mostrano un aumento degli attacchi dalla fine di novembre dello stesso anno. Una correlazione temporale che, pur non dimostrando da sola un rapporto causale, rafforza l’ipotesi che l’esposizione di dati sensibili possa facilitare la criminalità fisica.

Un altro episodio è emerso nel gennaio 2026, quando Waltio, società specializzata nella rendicontazione fiscale delle criptovalute, ha comunicato una violazione che avrebbe coinvolto circa 50.000 utenti.

La disponibilità di ulteriori informazioni personali potrebbe aver ampliato il bacino di potenziali bersagli. Per i criminali, infatti, conoscere l’identità di un investitore, la sua residenza e la possibile entità dei suoi patrimoni può rendere più semplice organizzare un’aggressione.

DAC8 e privacy: il dibattito sulla raccolta dei dati fiscali

La questione della sicurezza dei dati è diventata centrale anche nel dibattito europeo sulla regolamentazione delle criptovalute.

Francis Pouliot, fondatore dell’exchange canadese di Bitcoin Bull Bitcoin, ha criticato pubblicamente la direttiva DAC8, che amplia gli obblighi di comunicazione fiscale relativi alle criptovalute e la condivisione delle informazioni tra le autorità competenti.

Pouliot ha sintetizzato la propria posizione con una provocazione: la trasformazione del principio Know Your Customer in Kill Your Customer, sostenendo che la raccolta di informazioni sugli investitori possa esporli a rischi fisici se i dati finiscono nelle mani sbagliate.

Si tratta di una posizione critica nei confronti della normativa, non della dimostrazione che la DAC8 sia direttamente responsabile degli attacchi registrati in Francia.

Il punto centrale del dibattito riguarda il possibile equilibrio tra trasparenza fiscale, contrasto all’evasione e protezione delle informazioni personali. Più dati vengono raccolti e condivisi, maggiore diventa l’importanza di garantirne la sicurezza e limitarne l’accesso non autorizzato.

Familiari e conoscenti sempre più spesso nel mirino

Un altro aspetto preoccupante riguarda la scelta delle vittime. Gli aggressori non prendono necessariamente di mira il proprietario del wallet, ma possono colpire familiari, partner e persone vicine agli investitori.

Secondo Chainalysis, a livello globale i parenti e i conoscenti rappresentavano circa il 25-30% degli episodi di violenza legati alle criptovalute all’inizio del 2026. In Francia, la percentuale superava il 40%.

Alcuni casi documentati mostrano come i criminali possano sfruttare informazioni sulle relazioni personali, sugli indirizzi di residenza e sulle abitudini quotidiane per avvicinarsi ai propri obiettivi.

La risposta delle autorità francesi

Di fronte alla crescita degli episodi, le autorità francesi stanno affrontando questi reati anche attraverso strumenti investigativi destinati alla criminalità organizzata.

Le indagini vengono coordinate, nei casi di competenza, dalla JUNALCO, la giurisdizione specializzata francese che si occupa delle forme più complesse di criminalità organizzata.

La sfida consiste nell’individuare non soltanto gli autori materiali delle aggressioni, ma anche le persone che raccolgono informazioni sulle vittime, organizzano i sequestri e gestiscono le richieste di riscatto.

La dimensione digitale e quella fisica del fenomeno sono strettamente collegate: una violazione informatica può fornire le informazioni necessarie per un’aggressione che avviene successivamente nel mondo reale.

Come proteggere Bitcoin dagli attacchi fisici

Le tradizionali misure di sicurezza informatica rimangono fondamentali per proteggere gli investimenti digitali. L’utilizzo di hardware wallet, la custodia sicura della frase seed e la protezione degli account riducono diversi rischi informatici, ma non sono sufficienti quando un criminale conosce l’identità e l’indirizzo del proprietario.

Per questo motivo, la sicurezza dei possessori di Bitcoin deve includere anche la protezione della privacy personale.

Tra le precauzioni più importanti rientrano la limitazione delle informazioni pubblicate sui social network, la cautela nel condividere dettagli sulle proprie disponibilità economiche e l’attenzione alle comunicazioni che potrebbero rivelare residenza, abitudini o legami familiari.

Nessuna singola misura può eliminare completamente il rischio, ma ridurre le informazioni pubblicamente accessibili può rendere più difficile identificare e selezionare un potenziale bersaglio.

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