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9 Luglio 2026: Il Parlamento Europeo Dice Sì alla Chat Control e alla Scansione delle Chat

Il 9 luglio 2026 il Parlamento Europeo ha scelto di non fermare la proroga della cosiddetta Chat Control.

Una decisione controversa, arrivata nonostante una maggioranza dei presenti avesse votato contro: 314 eurodeputati contrari, 276 a favore e 17 astenuti. Per bloccare la norma sarebbero serviti 361 voti, la maggioranza assoluta dell’aula.

Risultato?

La possibilità di scansionare automaticamente i messaggi privati resta in piedi fino al 2028, con tutte le preoccupazioni che questo solleva per la privacy di centinaia di milioni di cittadini europei.


Cos’è davvero la Chat Control e perché continua a dividere

Conosciuta tecnicamente come CSAR (Child Sexual Abuse Regulation), la misura nasce con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’abuso sessuale sui minori online: individuare immagini e video di sfruttamento (CSAM) e prevenire il grooming.

Un obiettivo nobile, che però si scontra con metodi invasivi che rischiano di erodere diritti fondamentali.

Il soprannome “Chat Control”, coniato dai critici (tra cui l’ex eurodeputato Patrick Breyer), fotografa bene il nodo centrale: per cercare contenuti illegali nelle conversazioni private, serve necessariamente qualcuno – o qualcosa – che le legga.

E qui il bilanciamento tra sicurezza e libertà diventa estremamente delicato.

Chat Control 1.0 e 2.0: due facce della stessa medaglia


Chat Control 1.0 è la deroga temporanea (Regolamento UE 2021/1232) alla direttiva ePrivacy.

Permette – ma non obbliga – alle piattaforme di scansionare volontariamente i messaggi non cifrati end-to-end: email tradizionali, direct di Instagram, Messenger, Discord, ecc. Rimangono escluse, per ora, app come WhatsApp e Signal.

Chat Control 2.0, invece, è la proposta di regolamento permanente del 2022.

Qui il livello di invasività sale notevolmente: introduce gli “ordini di rilevamento” che potrebbero obbligare le piattaforme a controllare le comunicazioni di tutti gli utenti, potenzialmente superando anche la crittografia end-to-end attraverso il client-side scanning.


Il nodo tecnico: il telefono che diventa spia


La crittografia end-to-end cifra i messaggi sul dispositivo del mittente e li rende leggibili solo su quello del destinatario.
L’unico modo per ispezionarli è quindi intervenire prima della cifratura, direttamente sul telefono dell’utente.
È questa la tecnica del client-side scanning: un software locale confronta foto, video e testi con database di materiale illegale.

Esperti di sicurezza, tra cui l’Istituto Max Planck per la Sicurezza e la Privacy, sottolineano i rischi: una volta creato questo “varco” sul dispositivo, la crittografia perde gran parte del suo valore.

Vulnerabilità, falsi positivi e possibili abusi futuri da parte di autorità o governi meno democratici diventano preoccupazioni concrete. Più di 500 scienziati hanno firmato appelli contro questa soluzione, definendola tecnicamente rischiosa e poco efficace nel lungo termine.


Il voto del 9 luglio: una vittoria procedurale discutibile


Dopo il rifiuto della proroga a marzo 2026 e la scadenza della deroga ad aprile, il Consiglio ha riproposto d’urgenza il testo.

Il 9 luglio il Parlamento non è riuscito a raggiungere la soglia dei 361 voti contrari. Una maggioranza dei votanti era sfavorevole, ma la norma è passata lo stesso.

Patrick Breyer ha parlato di «farsa democratica».

Per ora si tratta solo della proroga della versione 1.0 (scansione volontaria sui messaggi non cifrati). La partita vera su Chat Control 2.0 – quella che potrebbe imporre la scansione obbligatoria anche sui servizi cifrati – è ancora aperta e si deciderà nei prossimi mesi.


Critiche pesanti da più fronti


Le perplessità non arrivano solo dagli attivisti per i diritti digitali:

– Falsi positivi: Studi e dati di polizia (Svizzera, Irlanda, rapporti del Parlamento UE) mostrano tassi elevati di segnalazioni errate. Foto di famiglia, immagini mediche o innocui scambi tra ragazzi rischiano di finire sotto esame umano.

– Precedenti aziendali: Apple aveva tentato un sistema simile per iCloud nel 2021, per poi abbandonarlo proprio per i rischi su sicurezza e privacy.

– Signal: L’app ha minacciato di lasciare l’Europa piuttosto che indebolire le sue protezioni.

– Autorità indipendenti: Il Garante europeo della protezione dei dati e il Comitato EDPS hanno espresso forti perplessità sulla scansione generalizzata.

Un altro elemento preoccupante di Chat Control 2.0 è la verifica obbligatoria dell’età, che potrebbe richiedere documenti o riconoscimento facciale, di fatto mettendo fine all’anonimato online con conseguenze per giornalisti, attivisti e persone in situazioni vulnerabili.


La mappa dei Paesi UE: Italia tra i favorevoli?


Nel Consiglio i Paesi si dividono tra contrari (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia), indecisi e favorevoli (tra cui Francia, Spagna e, secondo diversi tracker, l’Italia). La posizione italiana è stata oscillante e resta cruciale.


Cosa cambia per gli utenti italiani oggi?


Con la proroga approvata, piattaforme come Gmail, Instagram, Discord e simili possono riprendere la scansione volontaria sui messaggi non cifrati.

Tuttavia, il segnale politico è chiaro: l’Unione Europea sembra determinata a spingere su strumenti di controllo più ampi, nonostante le evidenze scientifiche e le proteste di esperti. Una strada che, se confermata con Chat Control 2.0, potrebbe segnare un passo indietro significativo per la privacy digitale di tutti i cittadini europei, senza necessariamente garantire risultati proporzionati nella lotta agli abusi sui minori.

La battaglia continua. Seguire gli sviluppi della Chat Control 2.0 sarà fondamentale: la posta in gioco non è solo la protezione dei bambini, ma anche il futuro della comunicazione privata nell’era digitale.

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