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Coldcard ammette il bug nella generazione dei seed: oltre 70 milioni di dollari in Bitcoin rubati, tutti gli utenti invitati a migrare i fondi

Il produttore dei wallet hardware Coldcard, Coinkite, ha confermato l’esistenza di una grave vulnerabilità che ha compromesso la generazione delle seed phrase su diversi modelli dei suoi dispositivi. La falla, emersa dopo il furto di oltre 1.082 Bitcoin, pari a più di 70 milioni di dollari, interessa principalmente il modello Coldcard Mk3, ma coinvolge, seppur in misura minore, anche Mk4, Mk5 e Coldcard Q.

L’azienda invita ora gli utenti a creare un nuovo seed e trasferire immediatamente i propri fondi, sottolineando che il semplice aggiornamento del firmware non è sufficiente a mettere in sicurezza i wallet già configurati.

Il bug che ha reso prevedibili le chiavi private

Secondo quanto spiegato da Coinkite nel proprio security advisory, il problema nasce con il firmware 4.0.1, distribuito nel marzo 2021. A causa di un errore nel codice, durante la creazione del wallet il dispositivo non utilizzava il True Random Number Generator (TRNG) hardware, ma ricadeva su un generatore pseudocasuale software molto meno sicuro.

La conseguenza è stata una drastica riduzione dell’entropia utilizzata per creare le seed phrase.

Nel dettaglio:

Coldcard Mk3 generava seed con un’entropia effettiva di circa 40 bit, invece dei 128 bit previsti;
Coldcard Mk4, Mk5 e Q, prima dei firmware correttivi, raggiungevano circa 72 bit, un livello superiore ma comunque inferiore allo standard di sicurezza previsto.

Un’entropia così ridotta rende le chiavi private molto più facili da ricostruire attraverso attacchi di forza bruta effettuati con elevate risorse computazionali.

Oltre 70 milioni di dollari sottratti in Bitcoin

La vulnerabilità è emersa pubblicamente dopo una serie di movimenti sospetti sulla blockchain.

Il primo attacco ha svuotato 594,5 BTC, per un valore superiore ai 35 milioni di dollari, provenienti da centinaia di wallet a firma singola.

Nelle ore successive sono stati individuati ulteriori furti fino ad arrivare a un totale di 1.082,65 BTC, distribuiti su 1.196 indirizzi Bitcoin, per un controvalore superiore ai 70 milioni di dollari.

Diversi possessori dei wallet hanno raccontato di aver visto sparire improvvisamente fondi rimasti immobili dal 2021, anno in cui molti avevano inizializzato il proprio Coldcard.

Coinkite conferma la vulnerabilità dopo le prime smentite

La sequenza degli eventi ha attirato l’attenzione della comunità Bitcoin.

Nelle ore immediatamente successive alla scoperta del furto, il CEO di Coinkite, NVK, aveva dichiarato pubblicamente di non avere prove di un difetto nel generatore di numeri casuali del Coldcard.

Poche ore più tardi, però, l’azienda ha pubblicato un security advisory che conferma l’esistenza di un problema nella generazione dell’entropia, invitando tutti gli utenti interessati ad adottare misure preventive.

Pur senza collegare ufficialmente la vulnerabilità ai furti registrati sulla blockchain, la coincidenza temporale e le analisi indipendenti indicano un quadro coerente.

L’origine del problema: un errore nel codice introdotto nel 2021

La revisione tecnica pubblicata da Coinkite attribuisce il bug a una modifica introdotta durante la migrazione delle operazioni crittografiche verso libsecp256k1, la libreria utilizzata anche da Bitcoin Core.

Durante questa transizione, una direttiva di compilazione ha fatto sì che la funzione incaricata di generare i seed utilizzasse il generatore pseudocasuale di MicroPython anziché il TRNG hardware presente sul dispositivo.

Il codice dedicato al generatore hardware era ancora presente nel firmware, ma non veniva richiamato nella fase di creazione delle seed phrase. Sul Mk3 ciò produceva circa 40 bit di entropia, mentre sui modelli più recenti l’integrazione con i secure element portava il livello a circa 72 bit.

Per evitare che situazioni simili possano ripetersi, gli ultimi firmware introducono un controllo aggiuntivo che interrompe automaticamente la compilazione qualora il percorso di generazione non utilizzi il generatore hardware.

L’ipotesi: il bug scoperto grazie all’intelligenza artificiale

Coinkite afferma di essere venuta a conoscenza del problema soltanto dopo gli attacchi.

L’azienda ipotizza che qualcuno possa aver analizzato il codice open source dei firmware storici utilizzando strumenti di intelligenza artificiale, individuando così una vulnerabilità rimasta nascosta per anni.

Secondo la società, anche una recente revisione di sicurezza effettuata con uno dei modelli AI più avanzati disponibili non era riuscita a rilevare il difetto.

Nel frattempo il bug è oggetto di ulteriori analisi da parte di ricercatori indipendenti e aziende del settore, che stanno valutando i costi necessari per sfruttare la vulnerabilità sui diversi modelli di Coldcard.

Chi rischia davvero

La vulnerabilità riguarda esclusivamente i wallet che hanno affidato completamente al dispositivo la generazione della seed phrase.

Sono invece considerati significativamente più sicuri gli utenti che durante la configurazione hanno utilizzato la funzione Add Dice Rolls, aggiungendo almeno 50 lanci di dadi realmente casuali, oppure coloro che hanno protetto il wallet con una passphrase BIP-39 lunga e sufficientemente complessa.

Coinkite precisa comunque che anche in questi casi è consigliabile migrare verso un nuovo seed generato con il firmware corretto.

Cosa devono fare gli utenti Coldcard

L’aggiornamento del firmware elimina il bug per le nuove configurazioni, ma non rende sicure le seed già create.

Per questo motivo Coinkite raccomanda di:

– aggiornare il dispositivo all’ultima versione disponibile;
– creare una nuova seed phrase con il firmware corretto;
– trasferire tutti i Bitcoin verso il nuovo wallet;
– evitare di continuare a utilizzare seed generate con firmware vulnerabili;
– effettuare la migrazione anche se si utilizza una passphrase robusta, come misura precauzionale.

Le versioni che correggono definitivamente il problema sono la 5.6.0 per Coldcard Mk4 e Mk5 e la 1.5.0Q per Coldcard Q.

Un caso destinato a lasciare il segno

L’incidente rappresenta uno dei più gravi episodi mai registrati nel settore dei wallet hardware dedicati a Bitcoin. La vicenda dimostra come anche un errore apparentemente marginale nella generazione dell’entropia possa compromettere la sicurezza delle chiavi private per anni, trasformando dispositivi considerati altamente affidabili in un potenziale bersaglio per attacchi su larga scala.

Le indagini sono ancora in corso e non è escluso che possano emergere nuovi wallet compromessi nei prossimi giorni, mentre la comunità Bitcoin continua ad analizzare l’effettiva portata della vulnerabilità e il numero reale di utenti coinvolti.

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