
Secondo le analisi pubblicate da Galaxy Research, gli attacchi hanno già portato al furto di oltre 2.000 Bitcoin, per un valore superiore ai 130 milioni di dollari ai prezzi attuali. Gli esperti ritengono che almeno quindici gruppi distinti abbiano sfruttato la stessa vulnerabilità.
I modelli più colpiti
Secondo quanto comunicato da Coinkite, i dispositivi Coldcard Mk2 e Mk3 con firmware compresi tra le versioni 4.0.1 e 4.1.9 sono quelli maggiormente esposti.
In questi modelli la casualità dipendeva principalmente dal numero seriale del dispositivo e dal timer interno, rendendo la generazione delle chiavi sostanzialmente deterministica.
I modelli più recenti integravano anche una parte di entropia proveniente dal Secure Element, migliorando la situazione fino a circa 72 bit, ma rimanendo comunque ben al di sotto del livello di sicurezza previsto.
Sono da considerarsi coinvolti anche:
– Mk3 5.0.1 e 5.0.3
– Mk4 e Mk5 precedenti alla 5.6.0
– Mk4 e Mk5 Edge precedenti alla 6.6.0X
– Q precedenti alla 1.5.0Q
– Q Edge precedenti alla 6.6.0QX
Il dibattito sui dadi per generare le chiavi
Dopo la scoperta della vulnerabilità, molti utenti hanno scelto di rigenerare i propri wallet utilizzando dadi fisici come fonte aggiuntiva di entropia.
La stessa Coldcard permette infatti di inserire manualmente i risultati di numerosi lanci di dadi durante la creazione della seed phrase, e l’azienda considera sicure le chiavi generate con almeno 50 lanci indipendenti.
La questione ha però acceso un acceso dibattito nella comunità Bitcoin.
Lo sviluppatore di Bitcoin Core Luke Dashjr ha ricordato che i comuni dadi commerciali non sono progettati per applicazioni crittografiche e ha suggerito l’utilizzo di dadi di precisione, simili a quelli impiegati nei casinò.
Altri sviluppatori hanno però ridimensionato il problema facendo notare che, anche in presenza di una leggera imperfezione nei dadi, la perdita di entropia sarebbe minima: pochi bit su oltre 250 disponibili, una differenza trascurabile rispetto ai soli 40 bit effettivamente garantiti dal firmware vulnerabile di Coldcard.
Il vero insegnamento, secondo molti esperti, è che nessuna singola fonte di casualità dovrebbe rappresentare l’unico elemento su cui si basa la sicurezza di un wallet.
La lezione sulla sicurezza dei wallet hardware
L’incidente Coldcard dimostra come anche software open source, controllati per anni dalla comunità, possano nascondere errori estremamente difficili da individuare.
In questo caso il generatore hardware di numeri casuali era presente nel codice e correttamente implementato. Nessuno, però, aveva verificato che venisse realmente richiamato durante la generazione delle chiavi.
Per circa otto anni il codice è stato analizzato da sviluppatori e revisori senza che emergesse il problema.
La vicenda ricorda che la sicurezza di un hardware wallet non dipende soltanto dalla qualità dell’hardware o dalla trasparenza del codice sorgente, ma anche dalla verifica concreta che ogni componente critico funzioni esattamente come previsto.
BOLZ: Stop agli swap tra Bitcoin, Lightning e Liquid
La piattaforma Boltz, specializzata in swap non custodial per Bitcoin, ha annunciato la sospensione a tempo indeterminato del proprio servizio dopo essere stata bersaglio di una crescente ondata di attacchi informatici. La decisione arriva al termine di mesi di tentativi di compromissione dell’infrastruttura e, al momento, non esiste una data prevista per il ripristino delle operazioni.
L’azienda ha chiarito che la misura è stata adottata per motivi di sicurezza e che, nonostante l’interruzione del servizio, i fondi degli utenti non sono mai stati esposti a rischi.
Perché Boltz ha interrotto il servizio
Secondo quanto comunicato dalla società, la sospensione non è la conseguenza di un singolo incidente, ma il risultato di una pressione costante esercitata da gruppi di hacker che, negli ultimi mesi, avrebbero intensificato le attività contro i sistemi della piattaforma.
Boltz riferisce di aver affrontato numerosi tentativi di sfruttare vulnerabilità dell’infrastruttura, compresi attacchi automatizzati supportati dall’intelligenza artificiale. Sebbene molti di questi siano stati bloccati, il ritmo con cui venivano individuate nuove falle avrebbe superato la capacità del team di intervenire con aggiornamenti e correzioni.
Per questo motivo la società ha deciso di interrompere preventivamente il servizio, ritenendo troppo elevato il rischio di mantenere attivi gli swap mentre gli attacchi erano ancora in corso.
I fondi degli utenti sono al sicuro
Boltz ha rassicurato la propria comunità spiegando che nessun Bitcoin appartenente agli utenti è stato compromesso.
Le eventuali perdite economiche derivanti dagli attacchi sono state sostenute direttamente dall’azienda, senza coinvolgere i clienti.
Rimangono inoltre disponibili alcune funzionalità dedicate ai rimborsi:
– le richieste di rimborso cooperative continuano a essere gestite tramite API;
– i rimborsi unilaterali restano possibili perché non dipendono dall’infrastruttura centrale di Boltz;
– il servizio di assistenza continua a rispondere alle richieste degli utenti.
Quali wallet sono interessati dalla sospensione
L’interruzione degli swap coinvolge diversi wallet e applicazioni che utilizzano Boltz per convertire fondi tra la blockchain principale di Bitcoin, il Lightning Network e la sidechain Liquid.
Tra i servizi interessati figurano alcune delle principali applicazioni dedicate all’ecosistema Bitcoin.
AQUA Wallet
Gli utenti di AQUA Wallet non possono più effettuare swap Lightning e Liquid attraverso l’applicazione.
Gli sviluppatori hanno confermato che stanno valutando soluzioni alternative e che collaboreranno con Boltz per individuare una strada che consenta di ripristinare il servizio nel minor tempo possibile.
Restano comunque operative tutte le principali funzioni del wallet, compreso l’invio e la ricezione di Bitcoin e asset sulla rete Liquid.
Bull Bitcoin
Anche Bull Bitcoin ha risentito direttamente della sospensione.
L’azienda sta lavorando all’integrazione di un sistema alternativo per consentire nuovamente pagamenti Lightning e conversioni tra Bitcoin e Liquid.
Nel frattempo alcune operazioni potrebbero non essere eseguite correttamente oppure fallire senza messaggi esplicativi all’interno dell’applicazione.
Bull Bitcoin ha comunque precisato che gli utenti non rischiano di perdere l’accesso ai propri fondi e che, grazie al ruolo ricoperto nella Liquid Federation, dispone già degli strumenti necessari per convertire L-BTC in BTC senza dover dipendere esclusivamente da Boltz.
Blockstream
Anche Blockstream ha confermato l’interruzione temporanea della funzione di swap integrata nelle proprie applicazioni.
La società ha però evidenziato che il problema riguarda esclusivamente questa specifica funzione: tutte le altre operazioni, comprese la gestione del wallet, l’invio e la ricezione di Bitcoin, continuano a funzionare normalmente.
Anche la rete Liquid rimane pienamente operativa.
Cosa sono gli swap non custodial
Gli swap non custodial consentono agli utenti di trasferire valore tra diverse reti Bitcoin senza affidare le proprie chiavi private a un intermediario.
Questa tecnologia viene utilizzata per spostare fondi tra:
– blockchain principale di Bitcoin;
– Lightning Network;
– rete Liquid.
L’obiettivo è offrire conversioni rapide mantenendo il pieno controllo delle criptovalute da parte dell’utente.
La sospensione di Boltz non blocca il funzionamento di queste reti, ma rende temporaneamente indisponibile uno dei servizi più utilizzati per effettuare tali conversioni.
Nessuna indicazione sui tempi di ripristino
Al momento Boltz non ha fornito una data per il ritorno online della piattaforma.
L’azienda ha spiegato che valuterà le possibili soluzioni tecniche prima di decidere se e quando riattivare gli swap. Solo dopo aver completato una nuova analisi della sicurezza verranno comunicate eventuali novità agli utenti.
Nel frattempo, i provider che si affidavano all’infrastruttura di Boltz stanno accelerando la ricerca di alternative per limitare i disagi e ripristinare le funzionalità oggi sospese.
Crescono le minacce contro l’infrastruttura Bitcoin
La sospensione preventiva decisa da Boltz rappresenta un esempio di come, in alcuni casi, interrompere temporaneamente un servizio possa essere la scelta più sicura per evitare conseguenze ben più gravi.