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Computer quantistici e Bitcoin: rischio reale o paura anticipata? Il confronto al Bitcare Forum 2026

Al Bitcare Forum 2026 si è acceso uno dei dibattiti più attuali nel mondo della tecnologia e delle criptovalute: i computer quantistici rappresentano davvero una minaccia per Bitcoin?Durante il panel dedicato al tema, moderato da Guybrush, si sono confrontati tre esperti del settore: l’ingegnere elettronico Bartolomeo Montrucchio, l’analista Bitcoin Giacomo Zucco e il crittografo Antonio Di Scala. Il messaggio emerso è chiaro: niente allarmismi, ma attenzione costante all’evoluzione tecnologica.

Quantum computing: a che punto siamo oggi.

Secondo Montrucchio, allo stato attuale non esistono computer quantistici in grado di compromettere la sicurezza crittografica su cui si basa Bitcoin.

I sistemi oggi disponibili operano in una fase ancora estremamente limitata, definita “era Cenerentola”: riescono a funzionare correttamente solo per frazioni di secondo, eseguendo poche centinaia di operazioni prima di perdere coerenza e “ritornare zucca”. Un livello tecnologico ancora lontano da qualsiasi applicazione concreta nel campo della crittoanalisi.

Tuttavia, il panorama potrebbe cambiare nel prossimo decennio. Le roadmap di aziende come IBM indicano lo sviluppo di qubit logici tra il 2029 e il 2030, capaci di operare più a lungo grazie a sistemi avanzati di correzione degli errori.

Quanti qubit servirebbero per attaccare Bitcoin.

Secondo Montrucchio, violare una chiave RSA a 2048 bit richiederebbe indicativamente circa 4.000 qubit logici e un tempo di calcolo inferiore al secondo. Una soglia analoga varrebbe anche per l’algoritmo a curva ellittica utilizzato da Bitcoin. Tuttavia, il limite principale oggi non è tanto la quantità di qubit disponibili, quanto la loro capacità di mantenere coerenza nel tempo, ovvero il problema della decoerenza.

Giacomo Zucco ha proposto una lettura più strutturata del problema, individuando diversi livelli di rischio. Il primo, legato alla disponibilità di qubit fisici utilizzabili, può considerarsi già superato. Il secondo riguarda la possibilità teorica di scalare questi sistemi fino a rendere attaccabili le curve ellittiche, ma resta ancora incerto. Più complessa è la terza soglia, quella della reale fattibilità ingegneristica, che oggi rappresenta una grande incognita. Infine, il quarto scenario, un attacco eseguito “in tempo reale” (definito “on the fly”) durante la creazione di un blocco, è considerato il più critico per la sicurezza di Bitcoin.

Bitcoin è più vulnerabile rispetto ai sistemi tradizionali?

Antonio Di Scala ha evidenziato un aspetto cruciale: Bitcoin potrebbe risultare, almeno in teoria, più esposto rispetto a molti sistemi bancari tradizionali, poiché utilizza crittografia asimmetrica in modo aperto e verificabile da chiunque. A differenza delle banche, che possono aggiornare e gestire le chiavi in maniera centralizzata, Bitcoin deve operare all’interno di un consenso distribuito, rispettando vincoli di compatibilità e propagazione dei blocchi su scala globale.

Allo stesso tempo, Di Scala ha sottolineato che il problema non riguarda esclusivamente Bitcoin: numerosi sistemi tradizionali, incluse infrastrutture bancarie e centralizzate, fanno uso di schemi crittografici vulnerabili agli algoritmi quantistici come quello di Shor, rendendo il rischio condiviso e non limitato al solo ecosistema crypto.

Possibili soluzioni e strategie di difesa

Il panel ha individuato alcune linee guida concrete per affrontare il rischio senza creare panico.

Nel breve termine, la priorità resta adottare buone pratiche già note, come evitare il riutilizzo degli indirizzi Bitcoin, riducendo così l’esposizione delle chiavi pubbliche.

Dal punto di vista tecnico, esistono possibili mitigazioni che non richiedono modifiche drastiche al protocollo, come l’aggiunta di ulteriori livelli di Proof-of-Work senza soft fork sulle chiavi pubbliche.

Nel lungo periodo, si guarda invece a un approccio ibrido: affiancare agli attuali schemi crittografici (ECDSA) nuove firme post-quantum, mantenendo compatibilità con il sistema esistente.

Il vero rischio? La coordinazione

Secondo Zucco, il problema principale non sarà tanto tecnico quanto organizzativo. In caso di minaccia reale, sarà fondamentale coordinare rapidamente aggiornamenti e decisioni a livello globale.

Gli incentivi economici, però, potrebbero giocare un ruolo decisivo nel garantire una risposta efficace da parte dell’ecosistema.

Conclusioni: monitorare senza allarmismi

Il quantum computing rappresenta una tecnologia in rapida evoluzione, con potenziali applicazioni rivoluzionarie in molti settori. Tuttavia, la sua capacità di compromettere Bitcoin rimane, almeno per ora, teorica e lontana nel tempo.

Gli esperti concordano: non è il momento di preoccuparsi, ma è fondamentale osservare da vicino i progressi, soprattutto sul fronte dei qubit logici.

Bitcoin, ancora una volta, si trova davanti a una sfida futura. Ma come già accaduto in passato, la sua resilienza dipenderà dalla capacità della community di adattarsi e innovare.

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